In Parlamento sono arrivate le prime modifiche alla manovra economica che verrà votata tra oggi e domani alla Camera. Modifiche numerose e sulle quali il Pd per ora ha sospeso il giudizio, che esprimerà oggi dopo un esame complessivo dei miglioramenti apportati alla manovra. Ma una cosa è certa. Come ha detto ieri il segretario nazionale del Pd, Pier Luigi Bersani, nel corso dell’incontro con i sindacati, quel che non si riesce a cambiare adesso resterà oggetto di lavoro per un cambiamento futuro. Pieno accordo con i sindacati nell’incontro di ieri. Il Pd intende valorizzare il metodo della concertazione.
Da l’Unità. Articolo di Simone Collini. “Necessità di concertazione, innanzitutto. E poi gradualità nella riforma delle pensioni, nessun passo indietro sulle liberalizzazioni, attenzione alla prima casa. I vertici del Pd e i segretari di Cgil, Cisl, Uil e Ugl si incontrano nel primo pomeriggio nella sede dei Democratici e un breve giro di tavolo basta a far emergere sintonia su diversi aspetti riguardanti la manovra, ma non solo. E infatti Pier Luigi Bersani al termine dell`incontro assicura che il Pd insisterà per alcune modifiche, chiedendo al governo di ascoltare Parlamento e parti sociali. Quando Bersani, Letta, Bindi e Fassina ricevono al Nazareno Camusso, Bonanni, Angeletti e Centrella, ancora le commissioni Bilancio e Finanza della Camera sono in attesa dell`emendamento del governo alla manovra. Il segretario e gli altri dirigenti del Pd ascoltano i leader sindacali lamentare la mancanza di concertazione, l`intervento sulle pensioni da parte di un governo che non ha ricevuto un mandato elettorale, il rigore senza crescita ed equità. A preoccupare i segretari di Cgil, Cisl, Uil e Ugl è anche la prospettiva che l`esecutivo proceda nei prossimi mesi a una riforma del mercato del lavoro muovendosi come si è mosso in queste settimane, senza un vero coinvolgimento delle parti sociali. Bersani ascolta e annuisce, perché anche per il segretario Pd (come pure per Letta e gli altri dirigenti democrats) servono ulteriori modifiche per una maggiore equità, anche per lui un passo indietro rispetto alle liberalizzazioni significherebbe cancellare una delle poche misure utili per la crescita. Ma soprattutto, anche per il leader Pd (per il suo vice Letta e per la presidente Bindi e il responsabile Economia Fassina) il governo deve muoversi seguendo il metodo della concertazione. A Camusso (che critica il prelievo del 15% per le pensioni oltre i 200 mila euro perché «non c`è progressività») e agli altri leader sindacali fa notare che non necessariamente un governo tecnico non deve seguirlo: il maggior tasso di concertazione c`è stato col governo Ciampi, il minor tasso con l`esecutivo Berlusconi formato dopo le ultime elezioni politiche. Ma Bersani, che pure di fronte ai leader sindacali difende il sostegno al governo Monti come unica possibilità di portare l`Italia «fuori dal baratro», non nasconde di essere preoccupato per gli effetti delle ripetute manovre economiche. «Il rischio recessione è ancora molto serio», è il ragionamento che fa il leader del Pd prefigurando uno scenario in cui il pareggio di bilancio non sia comunque raggiunto. «Dobbiamo chiedere anche all`Europa un segnale». Altrimenti, di manovra in manovra, «c`è il rischio di un effetto avvitamento». Un rischio che può essere evitato soltanto se si evita un circolo vizioso che oggi invece è tutt`altro che scongiurato, tra tagli che approfondiscono la recessione e rendono impossibile la crescita, conseguenti nuove tasse e cifre insufficienti a diminuire il debito. «Più equità aiuta la crescita», dice Bersani facendo notare con una battuta che «chi è ricco non può mangiare dieci volte al giorno». Un modo per rispondere anche a chi critica la scelta del Pd di sostenere il governo e al tempo stesso comprendere la protesta dei sindacati. «Il Pd è un partito di governo che non perde il contatto con le realtà sociali», dice al termine dell`incontro con i segretari sindacali. «Essere di governo vuol dire rendersi conto che più uguaglianza significa qualche garanzia in più per la crescita». Ecco perché il Pd, assicura Bersani, insisterà per migliorare ancora la manovra. «Chiederemo che vengano corretti alcuni punti della riforma delle pensioni, non per smontare l`impianto ma per garantire maggiore equità. Vedremo quanto il governo sarà collaborativo, cercheremo di convincerlo e chiederemo che sia attento al Parlamento e alle forze sociali. Lunedì c`è stata una mobilitazione, qualcosa il governo la deve dire». Dopo che in serata il governo presenta l`emendamento alla manovra, la valutazione in casa Pd in parte si modifica. Ma Bersani assicura che comunque il lavoro del suo partito non finisce qui. «Ci auguriamo che il governo faccia qualche passo avanti e per quello che non sarà fatto insisteremo nei prossimi mesi
Ignazio Belfiore
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